Nella vita di un cristiano ortodosso, l’incontro con un sacerdote ha un significato particolare. Per alcuni il *batjuška* è un buon consigliere, per altri un severo maestro, e per altri ancora una figura non del tutto comprensibile, vestita di nero. Ma chi sono davvero queste persone e come dovremmo noi, laici, costruire con loro un rapporto che sia utile alla nostra anima?
Dal buon pastore all’uomo stanco
Siamo onesti: i sacerdoti sono molto diversi tra loro. Ci sono veri anziani spirituali, la cui vita è diventata incarnazione degli ideali evangelici. Ci sono giovani pastori pieni di zelo e di fede. Ci sono “padri” gentili e attenti, sempre pronti ad ascoltare e aiutare. Ma ci sono anche quelli che sono stanchi, oppressi dalle proprie debolezze o che, a volte, non corrispondono pienamente all’altezza del loro ministero.
E la prima cosa importante da capire è questa: il sacerdote non è un superuomo né un angelo. È una persona come noi, con le proprie fragilità, tentazioni e lotta interiore. Anche lui percorre il cammino della salvezza. L’ordinazione non lo rende automaticamente santo, ma gli conferisce una grazia particolare dello Spirito Santo per celebrare i Sacramenti: battezzare, confessare, comunicare i fedeli, celebrare la Liturgia.
E la prima cosa importante da capire è questa: il sacerdote non è un superuomo né un angelo. È una persona come noi, con le proprie fragilità, tentazioni e lotta interiore. Anche lui percorre il cammino della salvezza. L’ordinazione non lo rende automaticamente santo, ma gli conferisce una grazia particolare dello Spirito Santo per celebrare i Sacramenti: battezzare, confessare, comunicare i fedeli, celebrare la Liturgia.
Perché è un’autorità spirituale?
Nonostante le debolezze umane, il sacerdote, nel suo ministero pastorale, è per noi una grande autorità spirituale. Perché?
Se ti ammali e vai da un medico, segui le sue indicazioni perché ha conoscenza ed esperienza. Allo stesso modo, il sacerdote è un “medico delle anime”. Conosce l’esperienza dei Padri della Chiesa, le regole ecclesiali e, soprattutto, riceve da Dio il potere di “legare e sciogliere”, cioè di rimettere i peccati nella Confessione.
Per questo, nella vita della comunità parrocchiale, siamo chiamati a:
Questa fiducia e obbedienza sono una medicina contro la nostra superbia.
Se ti ammali e vai da un medico, segui le sue indicazioni perché ha conoscenza ed esperienza. Allo stesso modo, il sacerdote è un “medico delle anime”. Conosce l’esperienza dei Padri della Chiesa, le regole ecclesiali e, soprattutto, riceve da Dio il potere di “legare e sciogliere”, cioè di rimettere i peccati nella Confessione.
Per questo, nella vita della comunità parrocchiale, siamo chiamati a:
- Fidarsi dei suoi consigli spirituali, soprattutto quelli dati nella Confessione;
- Essere obbedienti nelle questioni della vita spirituale (digiuno, preghiera, disciplina ecclesiale);
- Rispettare il suo ministero, indipendentemente dalle simpatie personali, vedendo in lui non solo un uomo, ma un servitore di Dio.
Questa fiducia e obbedienza sono una medicina contro la nostra superbia.
Evitare l’altra estremità: l’idolatria
Esiste però anche un pericolo opposto: trasformare il sacerdote in un idolo. Questo accade quando smettiamo di vedere in lui una persona e iniziamo a considerarlo infallibile. Alcuni finiscono per andare in chiesa non per Dio, ma per un determinato sacerdote.
Cosa fare se un consiglio o un’azione del sacerdote suscita dubbi o sembra contraria al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa?
La Chiesa è conciliare, e l’opinione di un singolo sacerdote non è l’unica fonte assoluta di verità, se non nel contesto della confessione personale.
L’apostolo Paolo disse: “Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11,1). Questo è il punto essenziale: il vero pastore conduce sempre a Cristo, non a sé stesso. Se vedi che un sacerdote, con la sua vita, il suo amore e la sua umiltà, ti aiuta ad avvicinarti a Dio, questo è il segno di un buon pastore.
Cosa fare se un consiglio o un’azione del sacerdote suscita dubbi o sembra contraria al Vangelo e all’insegnamento della Chiesa?
- Primo: non seguire mai un consiglio chiaramente peccaminoso.
- Secondo: non giudicare in fretta né rompere i rapporti. Può esserci stato un malinteso o una debolezza umana.
- Terzo: usare discernimento. Se la questione è importante, è saggio chiedere consiglio a un altro sacerdote, magari più esperto. Questo non è “andare in giro per sacerdoti”, ma prudenza spirituale.
La Chiesa è conciliare, e l’opinione di un singolo sacerdote non è l’unica fonte assoluta di verità, se non nel contesto della confessione personale.
L’apostolo Paolo disse: “Siate miei imitatori, come io lo sono di Cristo” (1 Corinzi 11,1). Questo è il punto essenziale: il vero pastore conduce sempre a Cristo, non a sé stesso. Se vedi che un sacerdote, con la sua vita, il suo amore e la sua umiltà, ti aiuta ad avvicinarti a Dio, questo è il segno di un buon pastore.
Come rapportarsi correttamente?
Rapportati al sacerdote con rispetto filiale e gratitudine per il suo servizio. Prega per lui, perché il suo compito è molto pesante. Abbi fiducia in lui come medico spirituale, ma conserva anche il discernimento, verificando tutto alla luce del Vangelo e dell’insegnamento della Chiesa. Il tuo principale Guida è Cristo. Il sacerdote è un conduttore donato da Lui lungo questo cammino. Fidati della guida, ma confronta sempre la “mappa” con l’Autore della via. Così il tuo rapporto con il sacerdote diventerà un vero aiuto nel cammino di salvezza della tua anima.