Chiesa Ortodossa Russa. Patriarcato di Mosca.
Biblioteca di letteratura missionaria in varie lingue.
Progetto del Dipartimento Missionario Sinodale "Traduttore Ortodosso"
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«Dio nell’anima»: che cosa manca in questa espressione?

Oggi si sente molto spesso dire: «Io non vado in chiesa, ho Dio nell’anima». Lo dicono persone buone e sincere, che cercano qualcosa di più alto. In questa frase c’è una verità profonda: Dio infatti è onnipresente e può essere vicino a ciascuno di noi. Ma proviamo a riflettere insieme: è davvero sufficiente? Che cosa si nasconde in realtà dietro queste parole, non stiamo forse perdendo qualcosa di molto importante?
L’espressione «Dio nell’anima» spesso descrive non un rapporto vivo e personale, ma piuttosto un sentimento caldo, luminoso, però astratto. Questo è buono, ma non basta per un cristiano.

L’Ortodossia ci rivela non una “energia” impersonale, ma una Persona. Un Dio che ci ama così tanto da essere diventato uomo come noi, che ha sofferto, è morto ed è risorto per noi. Il rapporto con Lui non è solo un sentimento: è un incontro, un dialogo, un amore. E l’amore richiede sempre azione, espressione, comunione. Non diciamo forse della persona amata: «Ce l’ho nel cuore», e ci fermiamo lì. Cerchiamo invece di stare con lei, di parlare, di fare qualcosa insieme.

Così è anche con Dio. Il sentimento interiore, la preghiera in casa, sono cose meravigliose. È il nostro dialogo personale e segreto con Lui, e Dio ascolta sempre questa preghiera. Ma immaginate una famiglia in cui ogni membro vive nella propria stanza, talvolta inviandosi mentalmente raggi di bontà, ma senza mai riunirsi insieme attorno alla stessa tavola. Sarebbe davvero una vita familiare piena?

Perché è necessaria la Chiesa?

La Chiesa non è un club di interessi né un’organizzazione burocratica. In greco la parola Chiesa è Ekklesía, che significa «assemblea». E il servizio principale nella Chiesa si chiama Liturgia, che letteralmente si traduce come «opera comune».

Qui sta tutto il senso. Insieme siamo più forti. Come un solo tizzone acceso può spegnersi, mentre molti messi insieme formano un falò che dona luce e calore, così la preghiera comune di coloro che si riuniscono nel nome di Cristo può accendere un fuoco d’amore incomparabilmente più luminoso nel cuore di ciascuno. Quando siamo insieme, impariamo gli uni dagli altri. Vedendo la fede delle altre persone, la loro devozione, anche noi ci rafforziamo.

Riceviamo la cosa più importante: i Sacramenti. Durante la Liturgia avviene il più grande dei miracoli — la Comunione, quando sotto le specie del pane e del vino riceviamo il Corpo e il Sangue di Cristo. È qualcosa che non può essere vissuto da soli in casa. È il culmine del nostro incontro con Dio, la nostra unione più piena con Lui. Senza questo Sacramento, la nostra vita spirituale rischia di restare solo un insieme di buoni pensieri e intenzioni.

E gli eremiti?

Qualcuno potrebbe obiettare: «Ma ci sono stati grandi santi eremiti che hanno vissuto per decenni nel deserto in completa solitudine!». È vero. Ma si tratta di un’eccezione, non della regola.

Il loro ritiro nel deserto non era una fuga dagli uomini, ma un avvicinamento a Dio per una preghiera più intensa. Avevano già una grande esperienza di vita comunitaria, avevano imparato l’obbedienza e l’umiltà. La loro impresa era possibile solo con una speciale benedizione divina ed era rivolta al bene di tutto il mondo. È un altissimo atto spirituale. Si può paragonare allo sport professionistico: nessuno direbbe che, siccome esistono campioni olimpici, allora non serve allenarsi in palestra, ma si può diventare maestri subito.

La vita di una persona comune che vive in città, che dice «ho Dio nell’anima» ma non va in chiesa, non è un’impresa eremitica. Molto più spesso è semplicemente una comoda forma di pigrizia spirituale, una giustificazione del proprio rifiuto di cambiare vita, di assumersi anche solo un minimo di obbedienza e di sacrificio.

Non «o-o», ma «e-e»

La vera vita cristiana non è una scelta tra «Dio nell’anima» e «Dio in chiesa». Sono due ali dello stesso uccello. La preghiera personale ci prepara all’incontro con Dio in chiesa, e la partecipazione alla Liturgia ci dona forza, grazia e senso per la nostra vita quotidiana.

Se abbiamo un rapporto personale con Dio, desidereremo andare nella Sua casa per incontrarLo nei Sacramenti e insieme ai nostri fratelli e sorelle. E se andiamo in chiesa, avremo qualcosa da portare nel cuore tornando a casa.

Non privatevi della cosa più importante: della pienezza della comunione con Dio, che Egli ci ha donato proprio nella Chiesa, in questa meravigliosa «opera comune» che unisce il cielo e la terra.