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"Fede ebraica"? Perché il cristianesimo è una religione per tutti i popoli

2026-08-19 08:27
Nelle polemiche con il neopaganesimo e altri movimenti marginali, si sente spesso l'argomentazione superficiale e malevola: "L'ortodossia è la fede ebraica". Questa tesi, basata su un razzismo primitivo e quotidiano, non è solo offensiva, ma anche fondamentalmente errata da un punto di vista teologico, storico e semantico. Perché questa affermazione è così grossolanamente sbagliata?

Le fondamenta non equivalgono a un edificio.

Sì, il Cristianesimo affonda le sue radici nella storia di Israele narrata nell'Antico Testamento. Noi onoriamo l'Antico Testamento come parte ispirata delle Sacre Scritture. Ma è come se le fondamenta e i progetti fossero collegati a una casa finita: le fondamenta sono necessarie, ma non ci abiterete, bensì nella casa stessa.
Simeone (1860, Julius Schnorr von Carolsfeld)
L'Antico Testamento fu una fase preparatoria, un processo pedagogico divino. Nel mezzo di un mondo antico profondamente immerso nel paganesimo e nella crudeltà, Dio scelse un popolo – Israele – come portatore della vera fede nell'Unico Dio. Attraverso questo popolo, le profezie dovevano essere preservate e il Salvatore sarebbe apparso nel mondo. L'apostolo Paolo definisce la Legge di Mosè "un precettore per condurci a Cristo" (Galati 3:24). Il suo scopo era quello di preparare l'umanità, evidenziarne la peccaminosità e condurla alla necessità di un Redentore.
Il Discorso della Montagna (1860, Julius Schnorr von Carolsfeld)

Una rottura radicale: dal nazionale all'universale

Con la venuta di Gesù Cristo, quest'era preparatoria si concluse. Si verificò un cambiamento fondamentale e rivoluzionario, che costituisce l'essenza stessa del cristianesimo:

  • Eliminazione dei confini nazionali. Se nell'Antico Testamento l'appartenenza a Dio era determinata dalla nascita in una certa nazione e dall'osservanza di leggi cerimoniali (circoncisione, restrizioni alimentari), Cristo abolisce tutto ciò. L'apostolo Paolo proclama: "Non c'è né Giudeo né Greco, non c'è né schiavo né libero, non c'è né maschio né femmina, perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù" (Galati 3:28). Il criterio per la salvezza non è più la nazionalità, ma la fede in Cristo e il pentimento personale.
  • Il Nuovo Testamento sostituisce l'Antico. Durante l'Ultima Cena, Cristo dice: "Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue" (Luca 22:20). Con ciò, Egli stabilisce una nuova relazione universale tra Dio e tutta l'umanità, indipendentemente dall'origine. L'Antico Testamento, con le sue limitazioni nazionali, è stato compiuto e superato.
  • Il comandamento agli apostoli: andate a tutte le nazioni. Prima dell'Ascensione, Cristo dà ai suoi discepoli un comando diretto: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Matteo 28:19). Fin dall'inizio, il Cristianesimo è stato concepito non come una religione nazionale, ma come una missione per il mondo intero.